Il Global Footprint Network ha sviluppato un’applicazione web che mostra diacronicamente e geograficamente come è variato l’impronta ecologica nel mondo.
Applicazione interessante peccato che sia sviluppata con software proprietario ESRI. A quando il prossimo passo con il rilascio pubblico dei dati ?
Archivio per categorie: Geografia
L’impronta ecologica 2.0
Geografia e consumo consapevole: arriva sourcemap dal MIT
Per chi è appassionato di rappresentazioni geografiche e allo stesso tempo è sensibile alle tematiche del consumo responsabile oggi è possibile avere molte informazioni su dove vengono prodotti alcuni oggetti di consumo quotidiano.
Sourcemap nasce con questo scopo utilizzando dati del ciclo di vita dei prodotti mettendo in evidenza i luoghi dove avvengono le singole fasi di estrazione, produzione e distribuzione. La piattaforma è collaborativa e permette la registrazione e la realizzazione autonoma di mappe su qualsiasi filiera produttiva.
Il progetto è completamente opensource e per la parte geografica si basa su openstreetmap ed è realizzato da una startup del MIT.
Scaffale: Gli spazi urbani visti sotto la lente delle emozioni
Errare per le città, le strade, entrare e uscire dai bar, osservare come l’ambiente cambia e influenza i comportamenti affettivi è il gioco chiamato “deriva” da Guy Ernest Debord e Ivan Vladimirovitch Chtcheglov (Gilles Ivan) che danno il via alla “psicogeografia”. L’autore Daniele Vazquez ricostruisce nel suo Manuale di psicogeografia proprio le tappe che hanno portato alla nascita di questa nuova “scienza” a partire dagli anni Cinquanta fino ad arrivare ai giorni nostri con l’affermazione di questa disciplina dello spazio sociale.
La psicogeografia si afferma nel corso degli anni come una pratica razionale di indagine attraverso la deriva, un “gioco” casuale, un errare vagabondo tra i quartieri di una Parigi bloccata dagli scioperi dei trasporti pubblici. “Il rovesciamento del mondo oltrepassando la frontiera magica tra lo spazio della casa e quello della strada” è il senso del vagabondare secondo Debord e Ivan per la realizzazione dell’ “urbanismo non utilitario”; perché “il fascino – nel senso più forte – che continuano ad esercitare i grandi castelli del passato, i villaggi circondati da palizzate dei bei tempi del Far West, le case inquietanti del porto di Londra – cantine comunicanti con il Tamigi – o i dedali dei templi dell’India non devono essere abbandonati a una debole evocazione occasionale nei cinema, ma utilizzati in costruzioni concrete”.
Per Debord è necessario utilizzare i luoghi già esistenti, questo perché il nuovo urbanismo utilitario non deve trasformarsi in una architettura tout court ma piuttosto deve valorizzare costruzioni esistenti realizzano “uno spazio d’azione che vuole essere una sintesi direttrice delle grandi arti di tutte le epoche”.
Nel corso degli anni questa scienza assume un suo peso all’interno del gruppo dei “situazionisti“: “lo studio degli effetti precisi dell’ambiente geografico, disposto coscientemente o meno, che agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui”, in cui prevale un determinismo geografico per cui la composizione dei suoli, il clima, le forze naturali incidono sugli aspetti sociali, psicologici ed economici di una città.
La psicogeografia si trasforma nel corso dei decenni fino ad analizzare gli spazi urbani prevalentemente sotto il profilo sociale. Questo vuol dire che i quartieri, le città vengono considerati come frutto dei mutamenti sociali, una visione che si discosta da quella del non-luogo (nell’antropologia della società complessa) o dello spazio dei flussi (nella sociologia urbana e nell’economia politica).
Le città, le aree urbane, dunque, non sono solo il risultato delle dinamiche economiche dominanti in un’epoca ma anche “l’uso che se fa e se ne può fare dal basso”, per cui se l’èlite dominante crea edifici distruggendo i luoghi, l’uso sociale dello spazio sembra invece produrli.
Daniele Vazquez, Manuale di psicogeografia, Nerosubianco, 2010

Una mappa sugli effetti del global warming
Un gruppo di scienziati ha creato questa mappa di Google che mostra i probabili effetti del cambiamento climatico nelle varie zone del mondo.
E’ possibile selezionare gli effetti sulle persone, l’ambiente, gli oceani, gli ecosistemi e le temperature.

Mappeelettorali.it: quando google maps sposa la politica
La passione per le mappe e per il cosidetto geomashup raggiunge anche le sfere della politica.
Fino a questo momento non avevo mai incontrato esperienze di mapping politico tranne quelle realizzate a fine informativo a pochi giorni dalle elezioni o dalle primarie (su questo sito ne abbiamo parlato nei mesi scorsi).
Il panorama della raccolta dei dati elettorali e della loro fruizione è molto variegato. Il Comune di Torino per esempio pubblica i dati sul servizio “MappaTO” entro 24 ore dalla chiusura dei seggi con un’informazione che arriva fino alle preferenze di lista per ciascun seggio.
La novità degli ultimi giorni è che sono venuto a conoscenza tramite una richiesta di aiuto in una mailinglist di appassionati di GIS di un tentativo di un ragazzo sardo che sta tentando di mettere in linea i dati dell’ultima tornata elettorale.
Mappeelettorali.it utilizza tecnicamente alcune funzionalità di google come Fusion Table e le Api charts ormai alla portata di tutti. Il problema maggiore è trovare i dati sezione per sezioni e renderli compatibili (il cosidetto “data-scraping”) con i formati standard (csv, xls, geo-rss e simili).
Da qualche mese sto studiando le potenzialità delle Fusion Tables che ampliano di molto le funzionalità di mapping di Google documenti di cui ho parlato in precedenti post.

Nuova pubblicazione: Politiche per l’ambiente (UTET)
E’ stato pubblicato di recente per UTET Università il manuale “Politiche per l’ambiente. Dalla Natura al territorio” a cura di Marco Bagliani ed Egidio Dansero.
Si tratta della seconda edizione di uno dei primi manuali sulle politiche ambientali che a metà degli anni novanta formarono generazioni di studenti e tecnici su temi nuovi come gli indicatori ambientali, le valutazioni di impatto ambientale e l’ecogestione. La prima edizione fu promossa dalla geografa Anna Segre una delle prime studiose della materia e conteneva preziosi contributi di professori come Zeppetella ormai scomparsi.
All’epoca questo manuale mi aprì un settore inesplorato durante gli anni universitari e da questa lettura e dall’incontro di persone straordinarie come Egidio Dansero ho deciso di intraprendere la professione di economista ambientale.
In questa edizione c’è un mio contributo sugli attori delle politiche ambientali e sugli strumenti volontari.















