Nel 2007 il suo amministratore delegato Terry Leahy annuncio la rivoluzione verde per la sua Tesco , una delle più importanti catene commerciali del Regno Unito.
Un impegno che ha riguardato l’etichettattura dell’impronta di carbonio di circa 500 prodotti, un modo per sensibilizzare il consumatore e favorire le sue scelte ecologicamente corrette.
Lo sforzo a detta dello stesso amministratore, come riporta il Financial Times, si è rivelato costoso e poco vantaggioso. La raccolta e elaborazione dei dati dai vari fornitori richiedeva parecchio tempo e i consumatori finali, da indagini effettuate dalla stessa Tesco, hanno avuto difficoltà a comprendere la finalità dell’etichetta.
Molto probabilmente questo aspetto ha reso difficile costruire un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti che non hanno seguito l’azienda britannica favorendo un meccanismo di massa critica che poteva ridurre i costi di calcolo dell’etichetta.
Secondo il parere degli analisti,la Tesco non è da condannare per il suo passo indietro: la fine di un clima di ottimismo e speranza nei confronti della lotta al cambiamento climatico, molto forte nel 2007, e la scarsa preparazione dell’opinione pubblica rappresentano due handicap cui il mercato ha dimostrato di non poter far fronte.
Per chi è appassionato di rappresentazioni geografiche e allo stesso tempo è sensibile alle tematiche del consumo responsabile oggi è possibile avere molte informazioni su dove vengono prodotti alcuni oggetti di consumo quotidiano.
Sourcemap nasce con questo scopo utilizzando dati del ciclo di vita dei prodotti mettendo in evidenza i luoghi dove avvengono le singole fasi di estrazione, produzione e distribuzione. La piattaforma è collaborativa e permette la registrazione e la realizzazione autonoma di mappe su qualsiasi filiera produttiva.
Il progetto è completamente opensource e per la parte geografica si basa su openstreetmap ed è realizzato da una startup del MIT.
Il ciclo di vita dei prodotti informatici è spesso sottovalutato. Il mercato alimenta sempre continue domande di gadget elettronici.
L’esempio più classico è quello dell’azienda di Steve Job che ogni anno introduce una nuova versione dei suoi nuovi prodotti informatici. I fanatici della mela, appena subodorano l’uscita del nuovo, mettono sistematicamente in vendita il prodotto dell’anno, a scapito anche di un’ottima fattura che in genere garantisce una tenuta del cospicuo investimento iniziale.
Confesso che anche il sottoscritto è affascinato dalla “mela peccatrice” ma, nel mentre, il suo vecchio portatile del 2003 con un semplice pentium ha riacquisito la sua dignità e operatività grazie a linux. Una volta una radio in casa durava decenni, non capisco perché si cambi un pc ogni quattro.
Quanti di noi però mentre pensano all’ennesimo “i-core” sullo scaffale conoscono gli impatti reali sull’ambiente di queste scelte di consumo ?
In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti come Arpa Piemonte abbiamo riflettuto sull’opportunità di cedere all’associazione Officina Informatica Libera quaranta personal computer e accessori ritenuti obsoleti per le attivita’ istituzionale. L’associazione beneficiaria è impegnata da anni in Piemonte nel campo della promozione dell’informatica libera attraverso il riutilizzo di materiale informatico obsoleto realizzando aule informatiche in progetti di cooperazione internazionali e di riduzione del digital divide.
L’iniziativa ha preso piede come prassi amministrativa garantendo anche una formattazione delle memorie di massa ai sensi delle disposizioni sulla privacy, e in questo mese altri novanta pc e monitor sono stati recuperati a nuova vita.
Su queste macchine viene istallato come sistema operativo Ubuntu che funziona benissimo per i pensionati che lo utilizzano prima nei corsi SPI CGIL e poi a casa.
Per l’occasione con OIL abbiamo realizzato un video che cerca di sensibilizzare sul tema.
E’ proprio il caso di una logica vincente per tutti gli attori in gioco: la pubblica amministrazione risparmia i soldi dello smaltimento, chi non può ha l’occasione di alfabetizzarsi informaticamente, e il comune risparmia metri cubi di discarica. L’anello debole è l’approccio volontario delle aziende che donano e delle persone che dedicano gratuitamente il proprio tempo a questa operazione.
Questo ciclo virtuoso merita di ampliarsi: basterebbe una modifica del regolamento comunale sulla raccolta dei rifiuti che obblighi le aziende e le pubbliche amministrazioni di medio-grande dimensione a donare i pc dismessi (su un’azienda di 400 occupati normalmente si assiste ad una dismissione di 30 pc all’anno) e molte scuole e centri per gli anziani avrebbero aule informatiche adatte ai loro scopi.