Archivio autori: nidele

Passi indietro della Tesco sulla carbon footprint di prodotto

Nel 2007  il suo amministratore delegato Terry Leahy annuncio la rivoluzione verde per la sua Tesco , una delle più importanti catene commerciali del Regno Unito.

Un impegno che ha riguardato l’etichettattura dell’impronta di carbonio di circa 500 prodotti, un modo per sensibilizzare il consumatore e favorire le sue scelte ecologicamente corrette.

Lo sforzo a detta dello stesso amministratore, come riporta il Financial Times, si è rivelato costoso e poco vantaggioso. La raccolta e elaborazione dei dati dai vari fornitori richiedeva parecchio tempo e i consumatori finali, da indagini effettuate dalla stessa Tesco, hanno avuto difficoltà a comprendere la finalità dell’etichetta.

Molto probabilmente questo aspetto ha reso difficile costruire un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti che non hanno seguito l’azienda britannica favorendo un meccanismo di massa critica che poteva ridurre i costi di calcolo dell’etichetta.

Secondo il parere degli analisti,la Tesco non è da condannare per il suo passo indietro: la fine di un clima di ottimismo e speranza nei confronti della lotta al cambiamento climatico, molto forte nel 2007, e la scarsa preparazione dell’opinione pubblica rappresentano due handicap cui il mercato ha dimostrato di non poter far fronte.

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La Volvo realizza una App per ridurre la carbon footprint

Un’applicazione realizzata dagli impiegati della Volvo per ridurre l’impatto dei viaggi casa lavoro ha vinto un premio in Svezia ed inizia ad essere utilizzata da città come Goteborg e San Francisco.
L’applicazione per iPhone che ha un robusto collegamento con i vari social network permette di conoscere l’opzione più efficiente per gli spostamenti da e per l’ufficio.

Apparentemente poco più di un giochino ? No, se si pensa che i dati che si possono trasmettere possono essere rielaborati da pianificatori urbani e mobility manager.

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L’impronta ecologica 2.0

Il Global Footprint Network ha sviluppato un’applicazione web che mostra diacronicamente e geograficamente come è variato l’impronta ecologica nel mondo.
Applicazione interessante peccato che sia sviluppata con software proprietario ESRI. A quando il prossimo passo con il rilascio pubblico dei dati ?

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Geografia e consumo consapevole: arriva sourcemap dal MIT

Per chi è appassionato di rappresentazioni geografiche e allo stesso tempo è sensibile alle tematiche del consumo responsabile oggi è possibile avere molte informazioni su dove vengono prodotti alcuni oggetti di consumo quotidiano.

Sourcemap nasce con questo scopo utilizzando dati del ciclo di vita dei prodotti mettendo in evidenza i luoghi dove avvengono le singole fasi di estrazione, produzione e distribuzione. La piattaforma è collaborativa e permette la registrazione e la realizzazione autonoma di mappe su qualsiasi filiera produttiva.

Il progetto è completamente opensource e per la parte geografica si basa su openstreetmap ed è realizzato da una startup del MIT.

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Una strategia green per Glasgow

Glasgow Tolbooth Steeple, Trongate, Glasgow Cr...

Image via Wikipedia

 

Secondo un articolo apparso sul sito internet dell’Università di Strathclyde, la città di Glasgow, in Scozia, sta per diventare ancora più verde grazie ad un progetto che mira a ridurre le emissioni di CO2 e a rispondere ai futuri bisogni energetici della città. Sustainable Glasgow, un consorzio di cui fanno parte l’Università di Strathclyde e il comune di Glasgow, ha annunciato la pubblicazione di un rapporto che presenta i progetti futuri della città che la renderanno, nei prossimi dieci anni, una delle più ecologiche d’Europa. La redazione di questo rapporto, il primo di questo tipo nell’ambito dello sviluppo sostenibile, segna un punto importante ad uno studio durato un anno e condotto dall’Università di Strathclyde. La strategia adottata dalla città dovrebbe permetterle di ridurre le emissioni CO2 del 30% nel corso dei prossimi dieci anni e porterà inoltre alla creazione di nuovi posti di lavoro. Per la realizzazione di tali progetti in materia di energia, sono previsti 1,5 miliardi di sterline (1,65 miliardi di euro) provenienti soprattutto dal settore privato.

Nel rapporto sono previsti, tra gli altri progetti, la realizzazione di sistemi di trasformazione in biogas delle acque usate e dei rifiuti comunali, la creazione di superfici boschive urbane, un uso sempre maggiore di combustibili ecologi e veicoli elettrici, l’eliminazione progressiva del riscaldamento elettrico, a carbone e a gasolio. Si tratta di un’ambiziosa iniziativa che vedrà collaborare settore pubblico, settore privato e comunità locali, al fine di rendere sempre più ecologica la città di Glasgow, già soprannominata “Dear Green Place”.

(Fonte: ANCI Ricerche)

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Il ruolo delle organizzazioni non governative nella tutela dell’ambiente.

European Environment Agency

Image via Wikipedia

Una nuova governance europea è necessaria per rispondere alle pressioni dell’ambiente. E’ questa la conclusione dell’ultimo rapporto pubblicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) dal titolo Global Governance: the Rise of the Non-State Actors. Il rapporto descrive il ruolo delle associazioni non governative e delle organizzazioni scientifiche che risultano sempre più coinvolte. Un dato significativo di questa importanza è rappresentato dal numero di associazioni consultate dall’ONU nei vari processi negoziali: dalle 700 organizzazioni di Rio 1992 si è passati alle 3.200 ad un anno dalla ricorrenza di Rio +20, prossimo summit mondiale che dovrà riconsiderare l’importanza dei modelli di governance multi-livello e multi-stakeholder.

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La prima autostrada dell’idrogeno è in Galles

Al fine di ridurre le emissioni dannose prodotte dal settore dei trasporti, il governo britannico vuole incentivare lo sviluppo delle tecnologie relative ai carburanti alternativi. C’è l’intenzione di creare una Low Carbon Economic Area (Lcea) dedicata all’idrogeno e guidata dal sud del Galles, in stretta collaborazione con il sud-ovest del paese e di realizzare un’autostrada dell’idrogeno provvista di stazioni di rifornimento per le vetture a emissioni zero, lungo l’arteria M4. “L’idrogeno offre grandi opportunità in termini di basse emissioni di carbonio e vogliamo che il Regno Unito sia in prima linea”, ha dichiarato il segretario agli Affari di Stato Mandelson.

L’attribuzione della denominazione Lcea farà del Galles la zona di maggiore concentrazione di progetti per lo sviluppo di queste nuove tecnologie. Si sta inoltre studiando un piano di incentivi per accelerare la crescita del settore dei combustibili alternativi e c’è la volontà di sensibilizzare le persone all’uso del trasporto pubblico.

In accordo con le maggiori case automobilistiche del Galles si sta cercando anche di spronare il settore del trasporto privato a favore dei mezzi non inquinanti, con un contributo statale di 500mila sterline destinato agli impianti di ricarica delle vetture elettriche e di rifornimento per i mezzi ad idrogeno, gas e metano posizionati lungo l’autostrada M4, che percorre una vasta area del Galles, con la previsione di estendere la rete di rifornimento alla città di Londra e nelle Midlands.

(Fonte: ANCI Ricerche)

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Scaffale: Gli spazi urbani visti sotto la lente delle emozioni

Guy Debord

Image by Design Insane via Flickr

Errare per le città, le strade, entrare e uscire dai bar, osservare come l’ambiente cambia e influenza i comportamenti affettivi è il gioco chiamato “deriva” da Guy Ernest Debord e Ivan Vladimirovitch Chtcheglov (Gilles Ivan) che danno il via alla “psicogeografia”. L’autore Daniele Vazquez ricostruisce nel suo Manuale di psicogeografia proprio le tappe che hanno portato alla nascita di questa nuova “scienza” a partire dagli anni Cinquanta fino ad arrivare ai giorni nostri con l’affermazione di questa disciplina dello spazio sociale.

La psicogeografia si afferma nel corso degli anni come una pratica razionale di indagine attraverso la deriva, un “gioco” casuale, un errare vagabondo tra i quartieri di una Parigi bloccata dagli scioperi dei trasporti pubblici. “Il rovesciamento del mondo oltrepassando la frontiera magica tra lo spazio della casa e quello della strada” è il senso del vagabondare secondo Debord e Ivan per la realizzazione dell’ “urbanismo non utilitario”; perché “il fascino – nel senso più forte – che continuano ad esercitare i grandi castelli del passato, i villaggi circondati da palizzate dei bei tempi del Far West, le case inquietanti del porto di Londra – cantine comunicanti con il Tamigi – o i dedali dei templi dell’India non devono essere abbandonati a una debole evocazione occasionale nei cinema, ma utilizzati in costruzioni concrete”.

Per Debord è necessario utilizzare i luoghi già esistenti, questo perché il nuovo urbanismo utilitario non deve trasformarsi in una architettura tout court ma piuttosto deve valorizzare costruzioni esistenti realizzano “uno spazio d’azione che vuole essere una sintesi direttrice delle grandi arti di tutte le epoche”.

Nel corso degli anni questa scienza assume un suo peso all’interno del gruppo dei “situazionisti“:  “lo studio degli effetti precisi dell’ambiente geografico, disposto coscientemente o meno, che agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui”, in cui prevale un determinismo geografico per cui la composizione dei suoli, il clima, le forze naturali incidono sugli aspetti sociali, psicologici ed economici di una città.

La psicogeografia si trasforma nel corso dei decenni fino ad analizzare gli spazi urbani prevalentemente sotto il profilo sociale. Questo vuol dire che i quartieri, le città vengono considerati come frutto dei mutamenti sociali, una visione che si discosta da quella del non-luogo (nell’antropologia della società complessa) o dello spazio dei flussi (nella sociologia urbana e nell’economia politica).

Le città, le aree urbane, dunque, non sono solo il risultato delle dinamiche economiche dominanti in un’epoca ma anche “l’uso che se fa e se ne può fare dal basso”, per cui se l’èlite dominante crea edifici distruggendo i luoghi, l’uso sociale dello spazio sembra invece produrli.

Daniele Vazquez, Manuale di psicogeografia, Nerosubianco, 2010

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Una mappa sugli effetti del global warming

Un gruppo di scienziati ha creato questa mappa di Google che mostra i probabili effetti del cambiamento climatico nelle varie zone del mondo.
E’ possibile selezionare gli effetti sulle persone, l’ambiente, gli oceani, gli ecosistemi e le temperature.

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Il reporting ambientale europeo sta migliorando

European Environment Agency

Image via Wikipedia

E’ questo il risultato che emerge dall’ultimo rapporto Eionet pubblicato sul sito dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA)

I dati ambientali delle singole nazioni europee come quelli relativi ad emissioni in atmosfera, qualità dell’aria, qualità dell’acqua e aree protette sono essenziali per capire e rispondere ai cambiamenti ambientali in atto.

Dal 2000 ad oggi le nazioni europee hanno migliorato significativamente il rilascio dei dati ambientali all’Agenzia Europea dell’Ambiente. La misura dei trend ambientali è ormai diventata una routine per molti paesi del vecchio continente.

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San Paolo bianca per combattere il cambiamento climatico

Il consiglio comunale della città di San Paolo ha approvato all’unanimità il disegno di legge che prevede nuove costruzioni con tetti rigorosamente bianchi, al fine di combattere il riscaldamento climatico e di risparmiare la maggior quantità possibile di energia. Uno dei primi vantaggi di questo provvedimento è infatti la diminuzione dell’uso di climatizzatori, che consumano quantità eccessive di energia elettrica. Il bianco è il colore che assorbe meno raggi solari, riflettendoli e respingendoli, e contribuisce a combattere la canicola estiva che opprime la città brasiliana. Inoltre, una copertura bianca ha un ciclo di vita maggiore, poiché le alte temperature tendono a rovinare i tetti, già soggetti all’usura del tempo. Il provvedimento dovrà essere votato per una seconda volta, in seduta plenaria, prima di diventare ufficiale ed essere applicato. L’idea è difesa e portata avanti da più di tre anni, dall’Ong Green Building Council Brasil, che ha finanziato gli studi in materia ed ha lanciato la campagna mediatica intitolata One Degree Less. Con una superficie di almeno il 25% ricoperta da tetti bianchi, questo provvedimento rappresenta una soluzione efficace per ridurre il riscaldamento climatico della metropoli. I ricercatori sostengono questo progetto ma sottolineano che per svilupparlo al meglio dovranno essere presi in considerazione anche altri fattori, come i materiali utilizzati nella costruzione dei tetti.

(Fonte: Fondazione ANCI Ricerche)

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L’Agenzia Europea per l’Ambiente apre un forum ambientale per i cittadini europei

L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) continua nel suo sforzo di fornire più canali di comunicazione con i cittadini europei.

European Economic Area (EEA)

Image via Wikipedia

Dopo aver aperto propri canali sui principali social network ha deciso di inaugurare pochi giorni fa un vero e proprio forum ambientale europeo dove è possibile ottenere chiarimenti sui principali temi ambientali.

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